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Una diffida, una risposta e qualche domanda

[19/07/2017] 

Gira in rete un documento, indirizzato a tutti e sei i sindacati dell’Area dell’Istruzione e della Ricerca, con cui i firmatari “diffidano” le OO.SS. rispetto alla eventuale sottoscrizione di un contratto che non preveda almeno:

  1. la piena perequazione economica con le altre dirigenze;
  2. l’attribuzione di risorse economiche e di personale aggiuntivo per ogni nuovo adempimento.

Ci fa piacere che gli ideatori del documento abbiano individuato come obiettivi contrattuali quelli stessi che sono, dichiaratamente e da tempo, i nostri. La domanda però resta: perché diffidarci a fare quello che siamo già fermamente impegnati a fare? Non lo sappiamo, e comunque la sostanza delle cose non cambia. Anp ha la serena coscienza di lavorare per quegli obiettivi da tempo: non sappiamo ovviamente se sarà possibile raggiungerli, ma possiamo con tranquillità affermare che non firmeremo un contratto che non preveda quel risultato. Possono dire lo stesso le altre sigle a noi accomunate nel documento?

Possono, in particolare, dire lo stesso CGIL, CISL, UIL e CONFSAL, che – firmando l’intesa del 30 novembre scorso – hanno accettato in partenza di accontentarsi di un “tetto” di 85 euro mensili in sede contrattuale? 85 euro medi, da distribuire, per di più, in proporzione inversa (cioè privilegiando i livelli funzionali inferiori)?

Ai colleghi che in queste ore hanno sottoscritto la diffida vorremmo ricordare che i sindacati non sono tutti uguali e non hanno tutti le stesse responsabilità in questa vicenda. C’è chi ha firmato fin dall’inizio una clausola capestro che, se mantenuta, impedisce radicalmente qualunque perequazione per i dirigenti; e c’è chi, come noi, a quel tavolo non si è neppure seduto, non ne ha accettato l’esito e continua a battersi per rovesciarlo. Chiamarli tutti insieme sul banco degli imputati non solo non rende giustizia alla realtà dei fatti, ma non aiuta la categoria. La mobilitazione, la raccolta di firme e le iniziative eclatanti non dovrebbero andare contro ogni forma di rappresentanza “a prescindere”: dovrebbero rafforzare chi lavora per la categoria e penalizzare chi opera contro i suoi interessi.

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