Scrive Yuval Noah Harari nell’articolo “Il mondo dopo il Corona Virus” sul Financial Times del 22 marzo 2020: “… dovremmo chiederci non solo come superare la minaccia immediata, ma anche che tipo di mondo  abiteremo una volta che la tempesta passerà. Sì, la tempesta passerà, l’umanità sopravviverà, la maggior parte di noi sarà ancora viva – ma abiteremo in un mondo diverso.  Molte misure di emergenza a breve termine diventeranno un appuntamento fisso della vita. Questa è la natura delle emergenze. Avanzano rapidamente i processi storici. Le decisioni che in tempi normali potrebbero richiedere anni di deliberazione vengono prese nel giro di poche ore. Le tecnologie immature e persino pericolose vengono messe in servizio, perché i rischi di non fare nulla sono maggiori. Interi esperimenti sociali su larga scala servono interi paesi. Cosa succede quando tutti lavorano da casa e comunicano solo a distanza? Cosa succede quando intere scuole e università vanno online? In tempi normali, governi, aziende e consigli scolastici non accetterebbero mai di condurre tali esperimenti. Ma questi non sono tempi normali”.

La DAD come necessità

L’ANP ritiene necessario proporre alcune riflessioni su quello che sta accadendo a causa della sospensione della didattica in presenza: le scuole si sono dimostrate capaci di reagire con creatività, organizzandosi nel modo più utile per coinvolgere i propri studenti, cercando metodi diversi per adattare alla situazione di emergenza quello che ieri era considerato di routine, adottando comportamenti che tentano di conciliare prassi consolidate con i nuovi bisogni. Tutto questo sta ponendo il problema di come praticare la didattica a distanza (DAD) e, soprattutto, di come effettuare la valutazione a distanza (VAD) degli apprendimenti.

Come è nostra abitudine, riteniamo imprescindibile esaminare preliminarmente le norme ordinamentali in vigore per trarne spunti di riflessione che possano esserci di aiuto.

Il Ministero dell’istruzione, nella nota 279/2020, afferma che “…la normativa vigente (d.P.R. 122/2009 e d.lgs. 62/2017) al di là dei momenti relativi agli scrutini e agli esami di Stato, lascia la dimensione docimologica ai docenti, senza istruire particolari protocolli che sono più fonte di tradizione che di normativa”. La nota ministeriale 388/2020 riprende ed amplia la riflessione puntando sul tema della valutazione formativa, richiamando la responsabilità dei docenti e sottolineando il legame tra insegnamento, apprendimento e valutazione.

Le vigenti prescrizioni si possono sintetizzare affermando che la valutazione:

  • deve tener conto sia del processo formativo che dei risultati di apprendimento
  • ha finalità formative ed educative
  • concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli alunni/studenti
  • deve documentare lo sviluppo dell’identità personale
  • deve promuovere la autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze

La portata pedagogica e docimologica di tali indicazioni risulta evidente e, conseguentemente, dovremmo tutti impegnarci – a prescindere dall’emergenza – affinché la scuola, pur dovendo rilasciare attestati certificativi al termine del percorso formativo, sia percepita soprattutto come ambiente di apprendimento e non come “luogo del giudizio”.

Infatti, proprio perché il sistema educativo ha come finalità primaria la formazione della persona – nel rispetto della sua singolarità, delle sue particolari propensioni e abilità nonché delle competenze maturate – la valutazione non deve essere altro che uno strumento di rilevazione del progresso di apprendimento inteso come maturazione personale. Non è essa stessa, dunque, la finalità del sistema.

Nel nostro Paese, però, la valutazione incontra seri ostacoli culturali, è un tema molto spinoso da affrontare in tutti i settori e lo è, in particolare, nella scuola la cui prassi operativa appare in contrasto con i princìpi docimologici posti alla base delle norme prima riportate.

La consolidata tradizione scolastica, infatti, è spesso difforme dalle suindicate prescrizioni in quanto:

  • la rilevazione delle conoscenze predomina su quella di abilità e competenze;
  • gli strumenti valutativi tradizionali di tipo non oggettivo (compiti in classe e interrogazioni orali) prevalgono su altre tipologie di prove;
  • la tendenza a utilizzare criteri non oggettivi e di tipo impressionistico, non solo nella correzione delle prove ma nell’impostazione stessa della valutazione, porta a confondere gli esiti delle specifiche prestazioni contenutistiche fornite dagli alunni con la valutazione complessiva che, come si è visto, deve tenere conto di numerosi altri elementi inerenti allo sviluppo della persona;
  • sono troppo spesso operate delle indebite valutazioni “comparative” tra alunni, quasi che lo sviluppo dell’identità delle persone sia documentabile solo attraverso una sorta di graduatoria;
  • si preferisce di gran lunga “sanzionare gli errori” (ciò che l’alunno non sa) invece di valorizzare gli aspetti positivi (quello che l’alunno sa o sa fare) e, di conseguenza, si attribuisce un punteggio “per sottrazione”, misurando così la distanza tra la presupposta prestazione ideale e quella concretamente fornita dall’alunno; in questo modo, si frustrano metodicamente la motivazione e la creatività che sono proprio gli aspetti propulsivi dell’affezione alla disciplina e, in senso più lato, alla conoscenza;

Questa situazione è insoddisfacente perché la valutazione è caratterizzata da soggettività e autoreferenzialità, favorite peraltro dall’assenza di standard nazionali, la cui conferma indiretta è l’elevata varianza delle rilevazioni INVALSI, sia tra i diversi territori che all’interno delle singole scuole.

Il cambio di paradigma indotto dalla situazione emergenziale

La didattica in presenza, unico modello preso in considerazione finora – salvo sperimentazioni – dal nostro sistema educativo (quello universitario ha già da tempo introdotto la DAD), risulta oggi impraticabile e rende necessario andare “oltre l’aula”. Questo ha mandato totalmente in crisi il paradigma valutativo sottrattivo, basato necessariamente sul controllo delle attività dell’alunno in presenza e sulla certezza che non riceva “suggerimenti”. L’emergenza, quindi, sembra imporci un maggiore rispetto di quelle norme e di quelle indicazioni professionali che troppo a lungo abbiamo trascurato e ci chiede di ricorrere a strumenti diversi, in grado di evidenziare i progressi di apprendimento. È dunque il momento giusto per innovare le prassi in uso, rendendo il nostro sistema conforme al dettato normativo e alle più evolute indicazioni pedagogiche.

Non è secondario constatare che attraverso la didattica a distanza è possibile, quasi paradossalmente, costruire percorsi di insegnamento-apprendimento personalizzato e inclusivo più agevolmente di quanto si possa fare in presenza, e che risulta più naturale valorizzare ogni docente quale progettista del contesto e facilitatore del processo di apprendimento. Docenti che, naturalmente, sono chiamati a operare nella piena consapevolezza della propria professionalità, ben descritta dall’articolo 27 del CCNL 2016/18 del comparto “istruzione e ricerca”: servono competenze disciplinari, informatiche, linguistiche, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali, di orientamento e di ricerca, documentazione e valutazione. In tutta evidenza, si tratta di competenze sofisticate che devono essere oggetto di costante aggiornamento e manutenzione.

Va sottolineato, infatti, che la tecnologia è concretamente utilizzabile quale strumento operativo della didattica solo nella misura in cui i docenti ne siano competenti; il che impone loro un enorme sforzo di aggiornamento che oggi si basa sulla generosità individuale dei più ma che, all’indomani del ritorno alla normalità, dovrà essere accuratamente pianificato, finanziato ed attuato a livello di sistema.

A scanso di possibili fraintendimenti, riteniamo opportuno precisare che, come è stato correttamente messo in evidenza da più parti, l’esigenza di mantenere vivo il contatto tra docenti e discenti assume rilevanza sociale ancor prima che didattica. Da questa considerazione discende l’indiscutibile importanza della tecnologia, con buona pace dei suoi detrattori ad ogni costo.

Ma per quanto qui interessa, e cioè dal punto di vista della valutazione, ciò che rileva maggiormente è che siamo tenuti ad applicare i princìpi normativi ricordati prima e a ridefinire, in termini più corretti, i relativi strumenti. Nella didattica a distanza, infatti, la valutazione non può più essere misurata in rapporto alla prestazione ideale, prefissata autonomamente da ciascun docente, ma diventa necessariamente l’attestazione progressiva dei passi compiuti dagli alunni, anche avvalendosi dei continui feedback da questi forniti, grazie all’interattività delle piattaforme telematiche, in termini di interazione a distanza con il docente, di riscontri positivi nel dialogo, di spirito di iniziativa.

In tutto questo, la rilevanza del ruolo del dirigente è emersa con chiarezza, amplificata dalla drammaticità del momento, e con riguardo a numerosi aspetti:

  • quale centro organizzativo e decisionale pronto a rispondere con immediatezza alla richiesta, operata dal Governo attraverso lo strumento dei DPCM emergenziali, di attivazione della DAD per non interrompere il servizio di istruzione;
  • quale garante della qualità del servizio e della sua conformità alle norme, soprattutto con riguardo agli aspetti sostanziali e non semplicemente formali;
  • quale valido punto di riferimento per i docenti, assicurando loro un supporto costante anche per disporre di una immediata attività di formazione alla DAD, oltre che per il personale ATA;
  • quale referente delle famiglie e della relativa comunicazione istituzionale, volta a rassicurare tutti circa la continuità del servizio.

Come attuare la VAD?

La DAD può aiutarci a interagire con gli studenti in modo diverso da quando li vediamo in classe perché consente di valutare soprattutto il “come” apprendono, oltre che il “cosa”. Per quanto concerne i contenuti, ad ogni modo, la definizione dei nuclei fondanti delle discipline è particolarmente essenziale per l’organizzazione della DAD e costituisce il prerequisito logico-concettuale necessario per individuare i punti deboli di ogni discente e per sostenere chi ne ha più bisogno.

Si deve quindi dedicare la massima attenzione ai seguenti aspetti:

  • gli “errori” non vanno considerati come elementi da sanzionare, ma piuttosto da rilevare e segnalare all’alunno, affinché si corregga e migliori il suo apprendimento;
  • i voti assegnati devono riferirsi solo a singole prestazioni e non devono assurgere a valutazione complessiva dello sviluppo dell’identità personale dell’alunno;
  • prima di ogni verifica si devono informare gli alunni sui criteri valutativi per consentire loro di auto-valutarsi e di correggere gli errori;
  • si devono usare anche strumenti come rubriche di valutazione, portfolio, dossier e quanto altro sia utile per attivare negli studenti un processo di autovalutazione, nonostante questo comporti tempi indubbiamente più lunghi di due o tre mesi;
  • in fase di scrutinio, la valutazione deve essere comprensiva di tutti gli elementi di giudizio raccolti e tenere conto dei progressi nell’apprendimento.

Questi aspetti devono, naturalmente, costituire oggetto di discussione e delibera da parte dei collegi dei docenti e dei consigli di classe, organi tecnici competenti in materia di progettazione didattica e valutazione. Se non si può deliberare in presenza, dobbiamo necessariamente ammettere la legittimità della delibera a distanza in quanto, altrimenti, dovremmo accettare l’inaccettabile e cioè l’impossibilità ontologica dell’ordinamento di far fronte ad una emergenza assoluta ed obiettiva.

L’ANP ritiene che la DAD debba tener conto di tutti gli aspetti previsti dalle vigenti disposizioni e, in particolare, che si debba prendere in considerazione – e documentare – lo sviluppo dell’identità personale definendo un recupero mirato per gli studenti in difficoltà. Il ricorso alla autovalutazione – a cui talvolta si fa riferimento come ad una sorta di “valutazione narrativa” sembra pertanto essere imprescindibile.

Non ha senso, a nostro avviso, voler applicare alla DAD le modalità valutative proprie della didattica in presenza. Tanto più se ricordiamo che la scuola dispone già, come si è detto in precedenza, di riferimenti normativi e di documentazione tali da muoversi in questa situazione con strumenti e idee efficaci: si tratta di attuare la didattica per competenze che, a sua volta, deve partire da una progettazione per competenze. Al centro della progettazione si deve porre la persona-alunno, per poterla accompagnare nel suo percorso di crescita attraverso l’acquisizione e il potenziamento delle competenze trasversali. E nel valutare, è necessario ricordare che questi strumenti consentono di rilevare proprio quelle competenze, come l’impegno nella partecipazione alle attività, la capacità di socializzare e di mettersi in relazione con gli altri, la creatività nell’esecuzione di compiti, l’empatia e l’interesse per lo studio.

Questa impostazione della didattica è ancora più necessaria con riferimento alle esigenze di inclusività ed alla particolare attenzione prevista dalla legge per situazioni specifiche come quelle degli alunni con BES. La DAD consente, più della didattica tradizionale, di offrire loro percorsi curricolari più liberi da vincoli di tempo e di spazio e più compatibili con le esigenze e le disponibilità del singolo.

Riteniamo, in definitiva, che l’utilizzo della DAD non sia la panacea per tutti i problemi della scuola ma che sia, piuttosto, una opportunità da non perdere. Essa, infatti, ci mette in grado di creare un ambiente di apprendimento “mobile”, impone una riprogettazione curricolare, comprende l’alternanza di situazioni formative sincrone e asincrone, la gestione di tempi flessibili, esige un’interattività marcata e modalità comunicative molteplici, è una finestra sui curricoli esplicito e implicito. Tutti questi fattori possono essere orientati verso una vera valorizzazione dello studente come persona comunque competente e, tra l’altro, ci consentono di valutare in modo più pertinente quelle competenze trasversali che il Consiglio di Europa sollecita a coltivare nell’apprendimento di tutti i giovani cittadini.

Conclusioni

La scuola, soprattutto in questo momento di difficoltà e di crisi, assume un ruolo fondamentale per gli alunni che vedono stravolte le loro abitudini e il loro modo di vivere e socializzare, in quanto mantiene una relazione tra di loro e con i docenti, consente di condividere le difficoltà comuni, preoccupazioni e speranze per il futuro ed è in grado di motivarli verso un apprendimento più creativo e interessante, aprendo anche alla dimensione ludica.

La DAD è un’eccezionale e stimolante occasione di scambio, condivisione e cooperazione tra i docenti e i discenti; consente finalmente l’implementazione di una didattica per livelli di apprendimento e per classi (virtuali) aperte. I suoi strumenti sono, almeno a livello di prima conoscenza, noti alla nuova generazione e, proprio perché facilmente accessibili, possono diventare veicolo di un apprendimento significativo, utilizzabile anche in tempi normali in quanto graditi facilitatori. Essi, inoltre, consentono di privilegiare la dimensione formativa della valutazione, di ricostruire una narrazione complessiva del prima e del dopo e amplificare, in definitiva, gli aspetti positivi emersi durante la DAD.

Solo tenendo adeguatamente conto delle modalità di sviluppo dell’identità personale di ciascuno la valutazione potrà finalmente assumere quella valenza formativa che le norme dell’ordinamento le assegnano.

In conclusione, possiamo e dobbiamo cogliere l’enorme opportunità offerta da questa, per altro canto terribile, esperienza: come spesso accade, dalla crisi può nascere un mondo migliore.

L’importante è ricordare sempre, anche quando si usano gli strumenti più evoluti e sofisticati, che la funzione di chi insegna è insostituibile perché, come scriveva Einstein, un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno.