In prossimità dell’avvio dell’anno scolastico 2025/2026, l’ANP mette a disposizione degli iscritti il modello aggiornato di direttiva ex art. 25, c. 5 del D.lgs. n. 165/2001 del dirigente scolastico nei confronti del DSGA perché ciascuno possa emanarla con gli opportuni adattamenti. 

L’occasione è utile per chiarire la funzione di tale atto e per definire la natura della relazione tra il dirigente e il direttore. 

In primo luogo, l’emanazione della direttiva è imposta dalla succitata disposizione legislativa al fine di contribuire al buon andamento del servizio scolastico, in quanto consente al DSGA di esercitare al meglio l’autonomia operativa delineata dal medesimo quinto comma dell’articolo 25. Tale esercizio, oltre a contribuire alla valorizzazione del profilo professionale del direttore e all’accrescimento delle sue competenze, deve avvenire facendo salva la distinzione di ruoli delle due figure, così che sia chiaro il limite tra le responsabilità specifiche del DSGA e quelle generali del dirigente scolastico. 

In secondo luogo, il DSGA è chiamato a impartire concrete disposizioni di servizio al personale ATA ma questo non può avvenire senza la base legale costituita dalle indicazioni dirigenziali. Per l’ANP, dunque, la direttiva non può in alcun modo essere vista come un atto impositivo ma, al contrario, come un presupposto necessario per non aggravare il direttore con responsabilità che non gli competono perché fanno capo, necessariamente, al ruolo dirigenziale. Affinché il DSGA possa operare efficacemente, quindi, la direttiva deve essere emanata con una tempistica adeguata e cioè nei primissimi giorni di settembre. 

In terzo luogo, riteniamo auspicabile che il dirigente interloquisca con il DSGA prima di trasmettergliela, anche eventualmente concordandone alcuni contenuti.  

Il nostro modello è molto flessibile e, quindi, va adattato alla specifica situazione della singola istituzione scolastica. Peraltro, la direttiva può tranquillamente essere integrata e modificata in momenti successivi, ogni volta che si renda necessario.  

Non è superfluo sottolineare che il dirigente scolastico è tenuto a vigilare sul rispetto delle indicazioni contenute nella direttiva da parte del DSGA in materia di organizzazione dei servizi e di attribuzione di compiti al personale ATA. La vigilanza va effettuata in più momenti che, nel linguaggio delle scienze manageriali, sono chiamati checkpoint. Tali verifiche possono ben essere concordate col DSGA e devono riguardare aspetti predefiniti. Il tutto al fine di prevenire le difficoltà gestionali e contribuire a risolverle prima che esse si ingigantiscano e arrechino danni al servizio nonché alle due figure coinvolte.  

È abbastanza scontato che dalla qualità della relazione professionale tra dirigente scolastico e DSGA dipenda gran parte della qualità del servizio scolastico ed è per questo che l’ANP da sempre propone un modello – ora ulteriormente aggiornato – di direttiva che i nostri iscritti possono trovare nell’area riservata del sito. 

Riteniamo opportuno chiudere questo breve comunicato con un risvolto puramente sindacale.  

Il mondo della scuola è da tempo caratterizzato dall’inadeguatezza retributiva. Questo vale per tutto il personale scolastico rispetto al restante personale pubblico di pari livello professionale: per i dirigenti scolastici, per i docenti, per il personale ATA e, all’interno di questo, per i DSGA. Inspiegabilmente, c’è chi preferisce polemizzare contro i dirigenti, concentrandosi sulla differenza retributiva con i docenti, anziché chiedere una remunerazione giusta per tutti.  

L’ANP non la pensa così perché è diversa. Contestiamo alla radice l’idea dell’azione sindacale basata sul principio dell’homo homini lupus di hobbesiana (e prima plautina) memoria, buono solo per chi vuole lucrare sulle divisioni e sulle ostilità interne. Rivendichiamo un trattamento migliore per tutti gli operatori scolastici, anche se il nostro focus – e non potrebbe essere diversamente – sono e restano i dirigenti. 

Dei direttori, in particolare, pensiamo che siano figure fondamentali nell’architrave organizzativa delle istituzioni scolastiche autonome oltre che, come impone la legge, collaboratori “necessitati” del dirigente. In quanto tali, andrebbero inquadrati e retribuiti nell’ambito di quel middle management di cui, inascoltati dalla politica, chiediamo da troppo tempo l’introduzione. Sosteniamo dunque a gran voce, una volta di più, che questo grave errore politico debba essere rimosso e che vada retribuito congruamente chi contribuisce ogni giorno, spesso tra tante difficoltà, al buon funzionamento delle nostre scuole che sono il futuro della Nazione.